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Calvanico

 

Calvanico

 

 

Calvanico (SA) è oggi un modesto centro abitato a pochi chilometri dall’odierna Mercato San Severino (SA). La città di Mercato San Severino è disposta lungo l’antico passaggio, conosciuto in Età Romana con il toponimo di Rota, che collegava l’alta valle del Sarno (Solofra, Montoro Superiore e Inferiore, Calvanico, Fisciano e sue frazioni) con la bassa area del Sarno compresa nei comuni di Nuceria Alfaterna (oggi Nocera Superiore e Inferiore), Sarno, Scafati e Pompei. L’abitato di Calvanico si distende lungo l’asse sud-sud-ovest confinando con i comuni di Fisciano (SA); Giffoni Valle Piana (SA); Giffoni Sei Casali (SA); Montoro Superiore (AV); Solofra (AV) e Serino (AV). Compongono l’abitato tre diversi rioni: Capo Calvanico, Mezzina e Piedi Calvanico. Gli abitanti sono all’incirca 1.500. L’altitudine, dove si sviluppa l’abitato, è compresa tra i 400 e i 500 mt. sul livello del mare. Si coltivano castagne, nocciole, olive e si continua l’orticoltura e la pastorizia. Dai Catasti Onciari, dei secoli compresi tra il XVII e XVIII, erano sviluppate le attività di molino, produzione di veli negri, trattore di seta, carbonaro, scarpellino, piperniero, stuccatore (della quale attività i calvanicesi sono stati emergenti in tutta l’area regionale). Oggi, si sta realizzando, ad ovest dell’abitato di Calvanico, un’area destinata agli insediamenti industriali. La viabilità è disposta, da est ad ovest, nel prosieguo dalla vicina Fisciano verso i comuni del giffonese, attraversando l’abitato di Calvanico. In passato Calvanico era una frazione di Fisciano (fino al 1829). Il territorio è ricco di sorgenti perenni. Si conservano memorie dell’attività prevalente, quella pastorale, con grotte e ripari sotto roccia; una cava per l’estrazione del tufo e altre aree per l’estrazione del travertino locale(oggi in disuso). Il corso d’acqua principale è il torrente “Cravagnola”, che partendo dal massiccio dei Picentini raggiunge Mercato San Severino per unirsi al torrente “la Solofrana” (Rio secco) all’altezza del convento di Sant’Antonio, corso d’acqua divenuto arido per la captazione delle sorgenti a scopo civico. Il territorio conserva nella radice del toponimo l’identità del suolo: un’area quasi spoglia di vegetazione d’alto fusto, con frequenti aree di frana per la presenza di calcare e di dolomie. La radice “cal “ sta ad indicare l’instabilità del suolo (come per il toponimo Calabria). Le tracce antiche della presenza umana risalgono, alla luce delle presenti ricerche archeologiche, a circa quattromila anni da oggi (Età del Bronzo medio) con il ritrovamento di vasellame (ciotole e olle) in diverse località: Capo d’Eco, ‘U reco, Acquella, Carpegna, Malito, Bosco della Madonna delle Grazie, etc. Il ritrovamento in passato di tombe a cassa, in tufo grigio locale, d’Età Sannitica sono state segnalate, durante la costruzione di nuove case, in diversi punti dell’abitato, come alla località Strimmoli e Madonna del Vallone. Così dicasi di tombe alla cappuccina d’Età Romana. Una fornace o un probabile santuario, con il ritrovamento di diverse lucerne ascrivibili al III-IV secolo dopo Cristo, alla località Capo d’Eco. La posizione di Calvanico, come luogo di transito verso l’antica Rota, ha segnato la presenza e l’insediamento di diverse civiltà tra le quali: i Piceni, i Greci, i Romani, i Sanniti e per finire gli Arabi della vicina Giffoni, compreso gruppi di ebrei rifugiatisi per le continue persecuzioni a partire dal XVI secolo. La documentazione storica, nella quale compare per la prima volta il toponimo del luogo Calvanico, negli atti del Codice Diplomatico della Badia di Cava dei Tirreni (SA), è del 1009 (DCXVII) con un atto rogato dal notaio Mirando, trattasi di una donazione, nel quale compare la seguente dicitura: “una pecia de terra cum castanietum et quertietum et bacuum uno teniente, quod abeo in actum calbanico ubi posa bocatur”. Il pezzo di terreno riporta la flora allora presente sul territorio: castagni, querce, con scarso rendimento; come riporta il toponimo “Posa” che corrisponde all’odierna località “Poza do’ conte” situata all’inizio del bosco della Madonna delle Grazie, ad ovest dell’abitato attuale. Seguono altri documenti, appartenenti al Codice Cavense degli anni 1032, 1058 e altri, nei quali è scritto “Calbanicu” e “Calbanicum”. Le vicende storiche di Calvanico sono comprese in quelle della vicina Rota, come si rileva negli anni presi in esame in questi primi documenti e in uno dei Catasti Onciari, quello del 1755. Sarà aggregata, come frazione, alla vicina comunità di Fisciano fino al 30 marzo 1829, data in cui con Regio Decreto diviene comune autonomo.

Il primo luogo di insediamento del culto all’Arcangelo San Michele, proveniente quasi certamente dalla Frigia (oggi Turchia), è la grotta naturale disposta sul promontorio conosciuto con il nome di Gargano, oggi Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia. La datazione, circa l’insediamento primitivo, si fa risalire al V-VI secolo della nostra era cristiana. La maggiore testimonianza di questo primitivo insediamento micaelico è il Liber de apparizione sancti Michaelis in monte Gargano, conosciuto anche come Apparitio, attribuito al diacono Paolo di Cividale del Friuli, vissuto nella città di Benevento, in questo contributo agiografico vengono riportate diverse vicende collegate alle apparizioni, nei giorni 6, 7 e 8 maggio, dell’Arcangelo Michele sul promontorio garganico. Scrivono gli autorevoli ricercatori dell’Università di Bari, Giorgio Otranto e Carlo Carletti a tale proposito: “In essa si intravedono due stadi redazionali: il più antico riflette la fase iniziale della storia del culto dell’Angelo sul Gargano (V-VI secolo), cioè l’arrivo del culto stesso, adombrato nel primo episodio, la consacrazione della basilica, fatta direttamente dall’Angelo (terzo episodio), e i riferimenti alle guarigioni operate dal Santo con l’acqua che sgorgava dalla roccia all’interno della grotta.” Per questo primo episodio e per quanto riporteremo successivamente, ne sono testimonianza di continuità dell’evento nella fede popolare, le formelle (XVI sec.) della porta maggiore della chiesa Collegiata di San Michele Arcangelo in Solofra, dove sono riportati gli episodi del Toro con Gargano; la processione voluta dal vescovo di Siponto dopo il sogno; e all’interno, nel soffitto cassettonato della navata centrale, la tela opera del pittore, Giovan Tommaso Guarini (XVII sec.) rappresentante la sconfitta dei Bizantini, da parte dei Longobardi, avvenuta nel 650 nei pressi del santuario.

Tra i beni ambientali ricordiamo: le sorgenti della Tagliata e della Nocella, il Vallone del Faggeto, il Monte Mai, il Monte Taurino, il Vallone della Madonna di Loreto. Fra gli edifici artistici è da segnalare la Chiesa Madre del Salvatore (XVII sec.). Al suo interno vi sono stucchi pregevolissimi delle scuole artigiane di Calvanico, oltre a tele del Solimena, del Mozzillo e ad una pala di Giovanni Bernardo Lama del XVI secolo.Il territorio di riferimento ha una dotazione patrimoniale del territorio (componenti storiche, architettoniche, paesaggistiche e culturali) di grande interesse. Particolare evidenza è riservata alle tradizioni locali che rappresentano una ricchezza cu cui far leva non solo in termini di valorizzazione economica del patrimonio, ma anche in termini di sviluppo dei fenomeni di socializzazione e integrazione sociale delle popolazioni del territorio in una prospettiva di scambio e di fertilizzazione incrociata

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