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San Michele

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 Monte S. Angelo ( Foggia),  Cividale del Friuli, Brescia, Castelseprio, Torba, Campello sul Clitunno, Spoleto e Benevento, sono  tutti Centri per motivi diversi riconducibili alla popolazione Longobarda calata, con re Alboino,  in Italia dall’anno 568 D.C., e che dall’ anno 2011 sono stati tutti inseriti dall’UNESCO nella lista del  “ Patrimonio Mondiale dell’Umanità “.

Questi Centri conservano importanti testimonianze del passaggio dei Longobardi e del loro passato sia sul piano culturale sia per quanto attiene la storia Civile-Politica e Religiosa. Numerosi sono i riferimenti attestanti presso quella popolazione, del culto di S. Michele Arcangelo , tra l’altro, a dimostrazione di questa importanza si cita il Trattato di Pace che sancì il distacco tra il Principato Longobardo di Salerno e quello di Benevento (849 D.C. ), con il quale si garantiva l’incolumità  di passaggio, sul territorio Beneventano, dei pellegrini diretti ai siti di culto del Santo. Il testo conferma come già nel IX  sec. il culto del Santo ed i pellegrinaggi a monte S. Angelo interessassero tutta la “ Langobardia minor. “

Sul territorio di Calvanico, il culto Micaelico ha investito per intero un monte,  “ Pizzo S. Michele , sulla cui vetta (mt. 1567  s.l.m. ) fu edificata la Cappella nota come  “ S. Michele di Cima “ oppure monte taurino, per distinguerla da una Chiesa-grotta sita nel territorio di Fisciano ad una quota più bassa rispetta a quella del Santuario di S. Michele  e  denominata S. Michele di  Mezzo o di Basso.

 L’insediamento è da considerarsi di rilevante interesse Storico-Culturale in quanto rientra tra i più noti  luoghi di culto, per lo più rupestri dedicati al Santo, che, in gran numero ,  risultano dislocati lungo l’asse viario  SALERNO – AVELLINO – BENEVENTO. Questo asse confluendo, poi,  nella viabilità Romana della “ Traiana “ consentiva il collegamento del Sannio  con il Gargano , lungo un percorso complessivo denominato “  Via Sacra Longobardorum “  più conosciuto come via Francigena o Francesca. L’importanza di questo percorso  era sia nel suo utilizzo  non  legato ad una specifica categoria di fruitori,  bensì largamente utilizzato da mercanti e soldati , come da pellegrini e pastori,   che  per la presenza, lungo il suo tragitto, di numerosi luoghi di Culto dedicati al Santo, la cui fondazione, alcuni studiosi attribuiscono ai Longobardi.

Nonostante l’esistenza di una Bolla Pontificia di Urbano IV  del 1286, attestante la sacralità del monte, riportata anche nel  Decreto Vescovile del 2012 con il quale il Vescovo di Salerno Luigi Moretti, ne evidenzia il carattere di luogo di pellegrinaggio e punto di riferimento spirituale, allo stato le più antiche fonti documentarie riguardanti la Cappella, risalgono ad un verbale redatto a seguito di una Visita Pastorale del 28/05/1677 condotta sul sito su richiesta del Vescovo di Salerno Alfonso Alvarez. Da questo documento, tra altro, si rileva la posizione molta in alto e disagevole  del sito, oltre che esso fosse meta di un intenso flusso di pellegrini. Nel Documento si fa menzione anche del divieto di portare cibo a base di carne entro un miglio dal Santuario. I Calvanichi   estesero questa proibizione a qualsiasi cibo di provenienza animale, prassi seguita ancor oggi, anche dai pellegrini di altri territori, così come si evince dal testo di un epigrafe marmorea datata 1616,posta sull’edicola eretta a tre quarti del cammino per il Santuario, in località “ Epitaffio “.

Il sostegno propositivo di Calvanico ali Decreto  dell’Arcivescovo di Salerno del 2012,della Curia di Salerno è da considerare la prima concreta iniziativa per valorizzare il Santuario e promuovere un filone di turismo  Culturale-Religioso in sintonia con quello Ambientale-paesaggistico, coinvolgendo, in unità di intenti, le comunità limitrofe in un organico programma in grado di rivitalizzare anche le attività artigianali della tradizione ed al contempo porre un freno al costante esodo dai territori più interni.

 

 

LA VIABILITA’ DI MONTAGNA : Da Calvanico al Santuario di Cima tra sentieri ed edicole.

 

Il Santuario di S. Michele Arcangelo sito sul pianoro di Pizzo S. Michele a quota di mt. 1577 s.l.m. risulta raggiungibile da Calvanico  attraverso una serie di percorsi e tappe  legate a specifiche liturgie. Particolare la strada percorsa durante le Manifestazioni  religiose che si svolgono durante i mesi di maggio, luglio, agosto e settembre, che prende il nome di strada “ Penitenziale “.Il tratto iniziale può definirsi di tipo urbano in quanto si svolge tra edifici storici e chiese, mentre il secondo tratto è in aree campestri e boschive e l’ultimo, invece, in ambiente montano a prevalenza boschiva.

La Processione ha come punto di partenza la Chiesa del SS. Salvatore per  Capo Calvanico  ( Chiesa di S.M. delle Grazie), da dove inizia l’ascesa scandita da edicole quasi ad indicare il cammino. Lasciato Capo Calvanico il percorso prosegue fino alla località di  VUCCOLO, indicata da un’edicola datata 1895. La tappa successiva è segnata dalla Prima Croce  realizzata in ferro e posta al margine della strada , questa croce risulta allineata con un pianoro posto a quota superiore ove è posta una seconda croce in legno in sostituzione dell’originaria. Da questo punto parte un nuovo tratto stradale più agevole, attrezzato e messo in sicurezza con il contributo della Comunità  dei Devoti ( 1987). Si prosegue per la località CARPEGNA  da cui, il percorso verso il Pizzo coincide con il sentiero CAI 115. Nei pressi di Carpegna è sito il CASINO DE FAZIO , un rifugio forestale costituito da due locali al piano terra ed un corpo superiore centrale, a torretta.

La  costruzione appare oggi realizzata in conci di pietra calcarea  lasciati a vista , mentre in foto d’archivio  del 1947  appare interamente intonacata. Accanto al rifugio  è presente una piccola calcara, forse destinata a produrre il materiale utilizzato per la costruzione del “ Casino “. Tutto il complesso compreso l’intera area così come appare oggi è stato restaurato dalla Comunità Montana nell’anno 2000. La devozione al Santo è presente con una piccola edicola  posta sulla facciata della struttura.

Il cammino riprende per la cresta di SERRAPIANA lungo un sentiero in terra battuta e pietra calcarea, attraverso un castagneto ed un faggeto  per proseguire su di un tratto privo di vegetazione fino alla Seconda Croce, in ferro, datata 1987. Proseguendo lungo il sentiero verso est  si giunge ad un’ulteriore tappa detta dell ‘ EPITAFFIO, indicata da un’edicola di montagna a pilastro, realizzata con conci di pietra calcarea; al centro dell’ edicola è presente un iscrizione su lastra di marmo, datata 1616, con  cui si rinnova l’invito a lasciare il cibo prima di proseguire. Dall’Epitaffio il sentiero si svolge verso nord ed assume i caratteri di uno sterrato formato da  pietre calcaree di ridotte dimensioni alternate a roccia affiorante. Lungo il percorso di questo tratto, il sentiero si riduce di sezione adattandosi al crinale, fino a giungere  alla PIETRA SANTA , struttura a forma di altare di circa mt. 1,50 di altezza, realizzata con tre blocchi monolitici sovrapposti  e decorato con una croce greca in marmo bianco su cui poggia un piano tronco piramidale rivolto verso il basso . Sul piano in pietra , durante le processioni, viene poggiata la statua argentea dell’Arcangelo, prima di intraprendere il cammino dell’ultima tappa verso il Santuario, inteso come limite ideale  di una più ampia zona sacra costituita sia dal Santuario che dal pianoro. Dall’area del Santuario  lo sguardo spazia su di un amplissimo panorama che spazia dai monti Alburni, ai Picentini al Terminio ed ancora ai monti Lattari, al Vesuvio ed al partenio ed ancora al mare  ed all’isola d’Ischia.

 

IL COMPLESSO DEL SANTUARIO

Il complesso del Santuario risulta costituito da un insieme di edifici ed ambienti per un totale di mq. 383,00 e  caratterizzati dall’avere gli accessi tuo.otti rivolti ad occidente in direzione dell’abitato di Calvanico.

Da un punto di vista planimetrico e volumetrico il complesso è caratterizzato da uno sviluppo lineare attraverso una suddivisione in singoli corpi di fabbrica  e cioè in unità edilizie distinguibili per caratteristiche architettoniche unitarie e con caratteri propri. In breve ci troviamo di fronte a quattro corpi costituiti dalla CHIESA con annessa cisterna, e dalle fabbriche distinte in cappella di S. Agostino, foresteria, depositi ed ambienti di servizio. I quattro corpi risultano, pur risultando tra loro diversi per dimensioni ed impianto plano-volumetrico, simili nelle tecniche costruttive che prevede murature  in blocchi squadrati di pietra calcarea disposti in filari paralleli.

L’analisi comparata del complesso ha consentito di individuarne la parte più antica, costituita tra l’altro da una piccola cappella dedicata a S. Michele, ed a ipotizzare una datazione intorno al XVII sec., così come evidenziato dal documento redatto a seguito di una visita pastorale nel 1677.

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